Curatela e comunicazione
Terrestre
Una mostra collettiva come un terrario umano: cinque artisti, un ecosistema artificiale che restituisce la complessità del nostro abitare il pianeta.
- Dove
- YAG Garage, Pescara
- Anno
- 2025
- Curatela
- Gioia Di Girolamo
- Direzione artistica
- Arianna Rosica
- Artisti
- Alice Pilusi, Chris Rocchegiani, Elena Cilli, Lorena Florio, Romeo Roxman Gatt
- Lavoro
- Curatela, immagine coordinata

La mostra
Uno spazio sospeso tra naturale e innaturale.
Terrestre è un'esposizione che indaga la condizione umana e il suo rapporto con il mondo, attraverso lo sguardo di cinque artisti eterogenei. L'allestimento stesso si configura come un terrario umano: un ecosistema artificiale che, pur essendo finzione, ricrea simbolicamente la complessità della nostra esistenza. Il visitatore è invitato a confrontarsi con le molteplici sfaccettature dell'essere «terrestre», inteso non solo come abitante del pianeta, ma come soggetto immerso in dinamiche sociali, culturali ed esistenziali.
In un mondo plasmato dalla globalizzazione e dalla tecnologia, la ricerca dell'essenza dell'essere terrestre diventa urgente. Come suggerisce Heidegger, l'essere umano non è semplicemente collocato sulla Terra, ma è un esserci: un'esistenza che si definisce continuamente in dialogo con il proprio contesto. Questa tensione attraversa le opere in mostra, che trasformano lo spazio in un laboratorio visivo di identità, conflitti e desideri.


Le opere
Le opere di Lorena Florio affrontano la fragilità e la stratificazione del sé, mettendo in luce i meccanismi di potere e di controllo che agiscono sul corpo e sull'identità: l'individuo è costantemente modellato da forze esterne, eppure sempre capace di resistenza e di ridefinizione.
Con Chris Rocchegiani la pittura si fa metamorfica ed esplora la fluidità dell'identità come processo in continuo divenire: un essere umano capace di reinventarsi e di attraversare forme diverse, restando in movimento.
Il lavoro di Romeo Roxman Gatt apre uno squarcio sulle tensioni tra corpo, consumo e sessualità. Le sue opere espongono i conflitti della modernità e mostrano come le identità si formino su un terreno instabile fatto di desideri, mercato e tecnologia, in dialogo con la «società liquida» di Zygmunt Bauman, dove nulla resta fisso e i confini si dissolvono.
Elena Cilli porta lo sguardo sul legame con la natura e invita a ritrovare un'etica dell'affettività e del rispetto verso l'ecosistema: un ritorno a radici essenziali, un respiro e un orientamento in un'epoca frenetica e disorientata.
Infine Alice Pilusi conduce in un immaginario perturbante, dove l'infanzia è al tempo stesso innocente e inquietante. I suoi lavori evocano l'Unheimlich freudiano, il sottile confine tra familiare e straniante che porta alla luce le zone oscure della psiche.
Insieme, queste opere costruiscono un ambiente in cui l'essere umano appare come creatura fragile e mutevole, sospesa tra radici e trasformazioni, tra naturale e artificiale. Terrestre diventa così un invito a riflettere sul significato di abitare questo pianeta: non soltanto sopravvivere su di esso, ma assumersi la responsabilità di viverlo, trasformarlo e custodirlo.
Curatela della mostra e immagine coordinata, dal manifesto ai materiali di comunicazione. Testo di Gioia Di Girolamo.
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